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Una fotografia, tante storie

Può una fotografia raccontare più storie contemporaneamente?

Nel corso di un matrimonio c’è sempre il momento in cui, per scelta, scatto poco o nulla. E’ il momento dell’aperitivo.

Per un motivo molto semplice: gli invitati sono impegnati tra buffet e buvette, con piatti e bicchieri in mano, il più delle volte con la bocca impegnata. Non mi piace fotografare la gente mentre mangia, e così ne approfitto per spizzicare qualcosa anche io e passeggiare liberamente tra gli invitati e fare un po’ di conversazione.

Verso la fine dell’aperitivo, quando le forchette si fermano, riprendo in mano la macchina fotografica e mi aggiro tra i presenti in cerca di qualcosa che attiri la mia attenzione. So di avere poco tempo, ma in quei dieci minuti possono accadere cose interessanti. Gli invitati sono più rilassati (hanno mangiato e bevuto) e soprattutto si sparpagliano, non sono più concentrati in piccoli gruppi attorno ai tavoli. E’ il momento migliore per fare qualche foto che “racconti” quello che sta accadendo.

30 Luglio 2016, un matrimonio molto bello, di due cari amici e con la presenza di persone di gente da tutta Italia.

Verso la fine del pomeriggio, poco prima della cena, mi aggiro come al solito tra gli invitati. La location è molto bella, con un bellissimo prato che si affaccia sulla collina di Montevecchia, e il cielo ci offre un tramonto che ci illumina con una luce calda e morbida.

Mi fermo, osservo bene quello che mi è di fronte e con il 24 millimetri faccio questa foto.

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La dimenticherò subito dopo, perché durante un matrimonio è così: vedo, scatto e sono subito pronto per la prossima.

Ho dimenticato questa foto per un paio di mesi, fino a che non ho cominciato la postproduzione del matrimonio di Cristiana e Andrea.

Ma quando l’ho vista ho capito che c’era qualcosa di unico, in quell’immagine. E così ho deciso di metterla sul loro album.

Io ho un difetto: non ragiono molto, quando faccio una fotografia. Se vedo una cosa che attira la mia attenzione, per un motivo che nemmeno io capisco bene all’inizio, ne scatto una fotografia. L’analisi dell’immagine, semmai, la faccio dopo. Ed è questo il caso.

Cosa ha attratto il mio occhio, il mio sguardo?

L’uomo che si fa il selfie, sulla sinistra: non si vede il suo volto, e con chi se lo sta facendo, il selfie?

L’uomo che sta lanciando l’aeroplanino di carta è un ufficiale dell’aeronautica: un soldato che torna bambino?

La ragazza in primo piano è in attesa di un figlio. Ma il padre dov’è?

Le tre persone in mezzo con il cellulare in mano, cosa staranno guardando?

La donna con il vestito nero, ha il gomito alzato perché sta facendo una foto con il cellulare alla collina di Montevecchia?

Il ragazzo sulla destra ha anche lui un aeroplanino in mano. Non ha la giacca, è un ufficiale dell’aeronautica anche lui?

E i bambini a destra stanno facendo aeroplanini di carta? Ma perché allora hanno un hoola-hop ?

Questi sono solo alcuni dei soggetti presenti in questa immagine: se guardate bene ce ne sono degli altri, ciascuno intento a fare qualcosa, a vivere quel momento nel suo modo.

Ecco cosa voglio fare con la mia fotografia: raccontare storie.

 

Written by Massimo Allegritti

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