Riflessioni su cosa è la fotografia | Il Blog di Max Allegritti Fotografia, fotografo professionista di matrimonio e ritrattistica. L1030038-1105x737

Io e la Fotografia

L’inizio della carriera da fotografo

Qualche giorno fa Facebook mi ha ricordato un evento che avevo reso pubblico con una foto: le mie dimissioni dall’azienda per cui lavoravo.

Con quella lettera iniziava così il mio passaggio definitivo alla fotografia come professione. 

Ora, dopo tre anni, mi guardo indietro, come a riprendere una vecchia VHS degli anni ’90, riposizionarla all’inizio e a rivedere tutto ciò che mi ha portato a quella scelta e che mi ha portato a dove sono adesso.

Perché credo che non si possa prendere coscienza di dove si è ora se non ci si rende conto da dove si è partiti. Come quando si va in montagna, avete presente? Si cammina a testa bassa, si sale, si sale, si sale, poi si arriva in cima, si guarda l’orizzonte e si dice “Guarda! Noi eravamo laggiù! Guarda quanta strada abbiamo fatto”. O viceversa: si scende a perdifiato, con le gambe che fanno male, e una volta a valle si dice “Accidenti, guarda dove eravamo!”.

Quando ho dato le dimissioni e ho cominciato a fare il fotografo a tempo pieno mi sono sentito una persona realizzata. Si, dicevo ai miei amici che “non è il lavoro che ci rende felici”, ma la verità è che lo dicevo in un momento di euforia. Quello che speravo e sognavo da anni diventava finalmente realtà. Potevo campare facendo quello che mi piaceva. wow.

Quello che è successo nei tre anni successivi è stato obiettivamente molto bello: ho visto finalmente Napoli, ho visto nuovamente il mare del Salento nella sua totale bellezza, ho incontrato compagni di cammino che ora sono fratelli, ho pianto silenziosamente dietro alla macchina fotografica mentre davanti a me si compivano storie o venivano raccontati intimi segreti.

cercare sé stessi

In questi anni, quando mi chiedevano, “a cosa serve la fotografia”, ho sempre risposto “a cercare sé stessi”.

Ed era vero.

Ho sempre pensato, e lo penso tutt’ora, che la fotografia sia uno strumento potentissimo per poter trovare la propria voce, la propria visuale sul mondo e sulla realtà, perché la fotografia è tremendamente soggettiva, perché quando premiamo sul tasto di scatto decidiamo noi cosa mettere nell’inquadratura e come. E quella decisione è frutto nella nostra vita, delle nostre esperienze, del nostro modo di vivere e di essere.

Ho ripetuto così tante volte questo concetto che ho dimenticato tutto il resto, e cioè la realtà stessa.

Sono stato talmente tanto chino sulla “mia voce” che ho smesso di ascoltare quella degli altri e di quelli che mi stavano attorno.

Ero talmente impegnato a cercare “me stesso” che ho perso pezzi di realtà, di mondo, di amici, di bellezza.

Io, che ho esordito il 7 maggio 2016 con “inseguire un sogno di bellezza”, ho speso tre anni a “inseguire me stesso”.

Ero talmente chino a cercare me stesso negli anfratti più scuri della mia anima che ho smesso di vedere completamente la luce. Arrabbiato con tutti, incazzoso, rancoroso, invidioso, ho additato gli altri di incompetenza, pressapochismo, opportunismo. Perché, accecato, non vedevo alcuna luce e, da solo, l’unica voce che sentivo era la mia.

Il cambiamento

Un giorno, poi, accadde un fatto..

Ero da mio padre e colsi l’occasione per andare a trovare una vecchia professoressa di Italiano che sapevo avere in archivio un quaderno con alcune mie poesie scritte nei primi anni ‘90. Volevo rileggerle, volevo rivedervi bambino.

Lei fu molto felice di vedermi e fu altrettanto felice di mostrarmi quel quaderno, nel quale potevo riconoscere facilmente la mia calligrafia. Tra le parole, alcuni disegni di cieli scuri, di prati, di porte e di scale.

“Vedi, tu sei sempre stato così, un po’ luce e un po’ ombra”.

Lei, che non mi vedeva da quasi 30 anni e che non aveva mai visto una mia singola fotografia, mi mostrava me stesso: un po’ luce e un po’ ombra.

(Che quel giorno fosse il 6 Gennaio, giorno dell’Epifania, che significa “rivelazione”, è un dettaglio che ciascuno può interpretare come desidera)

Non so bene cosa sia successo, quel giorno, ma so che lentamente le cose hanno cominciato a riprendere forma, a riprendere luce. E mi sono accorto di non essere solo, di essere attorniato da persone che mi vogliono bene, che ci sono persone che fanno il mio stesso cammino e sono anche più brave di me a fare fotografia. Ho riscoperto che fuori di me c’è più di quanto io abbia sempre cercato.

Sembra assurdo, ma ho riscoperto i miei figli, mia moglie, la passione per la fotografia, per la musica, per l’arte, per la poesia.

E ho capito che nella fotografia il centro non è solo su sé stessi, ma è un rapporto con il soggetto, anzi, è mettere al centro il soggetto in relazione a sé stessi. Il centro è Altro.

Vi auguro di mantenere sempre il vostro sguardo su ciò che vi sta davanti, liberandovi dal giudizio degli altri, liberandovi dalle smanie di successo e di autocompiacimento, liberandovi dalla fame di like che vi tengono inchiodati ai social.

E vi chiedo di aiutarmi in questo.

In copertina: Mariateresa, Dicembre 2018

Written by Massimo Allegritti

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