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E’ vero che gli automatismi, in fotografia, ci rendono fotografi peggiori?

Oggi cerco di dare una risposta a questa domanda, ma prima vi consiglio di leggere questo interessante articolo di Simone Bassani sull’esposizione.

Una macchina fotografica può funzionare in svariati modi: tralasciando la modalità “AUTO” per cui la macchina fa completamente ciò che vuole (e non parleremo di questo), i modi principali sono quattro: P, S, A, M.

In P, il fotografo sceglie una coppia tempo-diaframma tra quelle proposte.

In S, il fotografo sceglie il tempo di scatto e lascia alla macchina fotografica la scelta del diaframma.

In A, il fotografo sceglie il diaframma e lascia alla macchina la scelta del tempo di scatto.

In M sceglie tutto il fotografo.

I primi tre sono detti modi automatici, mentre l’ultimo è completamente manuale.

E’ scontato dire che gli automatismi agevolano di molto il lavoro del fotografo, tuttavia mi capita di incontrare professionisti e amatori che ritengono che la modalità manuale sia la più corretta in quanto richiede al fotografo di “pensare” maggiormente a quello che sta facendo.

Ho sentito dire che la modalità M è l’unica da utilizzare per fare “vera fotografia” perché “ti costringe a ragionare”: insomma, la modalità manuale sembra essere, per alcuni, una bandierina da sventolare al bar con gli amici: “Ah, guarda, io sono più figo perché scatto in M”.

E’ fuori di dubbio che in alcuni casi, in condizioni controllate, che si tratti di still life o di ritratti, la modalità manuale è l’unica percorribile, in quanto lasciare che sia la macchina a scegliere i parametri vorrebbe dire non avere la certezza del risultato. Anzi, quando si usano i flash è praticamente impossibile usare gli automatismi.

Ma quando si fotografa per strada, o durante un evento, in situazioni di luce che cambiano repentinamente, gli automatismi sono di grandissimo aiuto.

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Provate a pensarci: siete a un matrimonio, nella sala del ricevimento, e siete “a caccia” di qualcosa che accada davanti ai vostri occhi. Poiché c’è poca luce avete impostato alti ISO, tempi lenti e diaframma aperto. Mentre vi voltate il vostro occhio cade fuori dalla sala, vede due persone che si stanno abbracciando in piedi nel prato mentre corre loro incontro un bambino. In quella frazione di secondo dovrete impostare tempo, iso e diaframmi affinché la foto sia esposta correttamente. E nel frattempo inquadrare, mettere a fuoco e premere il pulsante di scatto.

O siete il Senna della fotografia o quella foto l’avete persa.

Usando un automatismo, diciamo il modo A, con scelta automatica dell’ISO, dovrete solo impostare il diaframma, inquadrare, mettere a fuoco e scattare. Diciamo che nel 99% casi la foto la portate a casa.

Non siete convinti? Vi faccio un esempio: è come avere un’auto con il cambio automatico e una con il cambio manuale.

Avete mai visto un camera-car di Senna e uno di Schumacher? Fatelo, è impressionante: Senna ha perennemente una mano staccata dal volante per poter azionare la leva del cambio. Schumacher, che aveva il cambio sequenziale, mai. E’ una grande differenza. Schumacher era meno bravo di Senna perché usava il cambio sequenziale? I numeri dicono di no.

E’ vero che il cambio manuale permette maggiore controllo, ma se il percorso è pieno di cambi, gli automatismi ci permetteranno di tenerci concentrati sulla traiettoria (a meno che non siate Senna).

E cos’è la traiettoria, per un fotografo? La composizione, l’attimo.

Gli automatismi ci permettono di lavorare con maggiore leggerezza e a concentrarci maggiormente su ciò che succede e a essere più attenti e reattivi a quello che abbiamo davanti.

Quando farete una buona foto, nessuno vi chiederà se l’avete scattata in manuale o in priorità dei diaframmi, perché non interesserà a nessuno.

E non badate a chi vi giudicherà in base al modo in cui avete scattato, perché sono quelli che giudicano un pilota in base alla tecnica e non ai risultati.

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Written by Massimo Allegritti

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