La fotografia è un cammino

La fotografia è un linguaggio

Se avete fatto un corso di fotografia, anche di base, avrete quasi sicuramente sentito dire che la “fotografia è un linguaggio”.

Cosa vuol dire?

Dire che la fotografia è un linguaggio significa che la fotografia ha delle regole ben precise esattamente come la scrittura: grammatica, sintassi, forma. Quindi taglio, composizione, luce, fuoco, eccetera.

Seguendo il parallelismo con la scrittura, se il nostro intento è quello di raccontare qualcosa attraverso la nostra fotografia, dovremo seguire alcune semplici regole, che si imparano con l’esperienza o con lo studio.

La differenza tra la scrittura e la fotografia è che a scrivere impariamo da bambini, alle elementari, mentre con la fotografia c’è chi inizia prima e chi invece molto dopo. (io ho iniziato a 27 e sono diventato professionista a 36). C’è chi impara a fotografare seguendo i tutorial su youtube, chi si fa dei semplici corsi e chi ci studia sopra per anni.

Per questo appoggio l’idea del mio caro amico Maurizio Beucci quando dice che il “fotografo giovane” è colui che ha iniziato da poco, indipendentemente dall’età anagrafica.

E’ come dire che sappiamo tutti scrivere, solo che c’è chi studia italiano fino alle medie, chi lo approfondisce al liceo classico e chi invece va avanti anche in università e magari diventa insegnante o scrittore. C’è chi studia la fotografia fermandosi a quello che vede nei circoli fotografici e chi invece la va a studiare a fondo nelle accademie.

A questo punto non è che uno è più bravo dell’altro (perché poi c’è di mezzo anche il talento… non è che tutti quelli che hanno studiato lettere sono diventati superfantamega professori o hanno scritto libri da milioni di copie… così come vale il viceversa!), ma semplicemente c’è chi è più avanti nell’approfondimento di altri.

La stessa cosa vale nella fotografia. La stessa identica cosa.

Così, non ha senso dire, a chi ha appena iniziato a fotografare, che “è un incapace” perché noi si è abituati a goderci le fotografie di Salgado. O dire che McCurry è un cretino perché noi si segue solo la fotografia d’avanguardia cecoslovacca degli anni ’70 (Dio me ne scampi!).

E’ come dire a un bambino delle elementari che è un incapace perché non sa scrivere come Stephen King. Oppure dargli del cretino perché non riesce a comprendere Il Conte di Montecristo. Un bambino di 9 anni vorrà le avventure di Geronimo Stilton. (Se legge con piacere il Conte di Montecristo ci troviamo di fronte a qualcosa di eccezionale)

E credo che la stessa cosa valga per la fotografia.

la fotografia è un cammino

Anche io ero uno di quelli che puntava il dito verso chi non parlava come me. Ma sbagliavo, perché non tenevo in considerazione il fatto che ciascuno di noi è in cammino, e che c’è chi decide di fermarsi, chi prosegue, chi vorrebbe andare ancora più avanti ma per motivi che non dipendono da lui non ce la fa, oppure chi prende un’altra strada rispetto alla nostra.

Come per la musica: se ascolto solo metal, non posso dire che la classica fa schifo. Posso dire che non mi piace, quello si, ma non che non è musica e tutte quelle cose da fissati mentali

Ma noi siamo (ahimè) abituati a schifare il diverso, semplicemente perché non lo comprendiamo.

Invece il diverso è fonte inesauribile di novità.

Se non vi piace, non criticatelo.

Un abbraccio

Max

In copertina: Lo zio con la torta, Brianza, 2017

Written by Max

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