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Sulla scelta della fotografia

Sulla scelta della fotografia

La fotografia consiste per metà nella realizzazione delle immagini e per l’altra nella loro selezione.
[Alec Soth]

 

Ultimamente mi è stato chiesto di spiegare il perché non consegno tutte le foto realizzate durante un servizio, sia esso un matrimonio o un battesimo o una sessione di ritratto. Soprattutto nel caso dei matrimoni, mi viene chiesto di poter visualizzare tutte le fotografie realizzate, e quando chiedo il motivo la motivazione è più o meno sempre la stessa: “Non vorremmo che ci perdessimo alcuni momenti della giornata”.

Capisco quindi che, molto probabilmente, non a tutti è chiaro il processo che c’è dietro alla scelta di una fotografia e soprattutto il metodo con il quale questa parte fondamentale del lavoro è portata avanti.

Poichè sono uno abbastanza pragmatico e di poche parole, per spiegarvelo vi porto un esempio pratico, preso da un matrimonio reale, che potete vedere qui sotto

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Si tratta una sequenza di 12 scatti realizzati durante un matrimonio, questa primavera, presso il Castello di Sulbiate, in Brianza: due signori che gironzolano in una sala dove si staglia un quadro con la figura di un nobile.

Come potete vedere dal primo scatto, la mia attenzione è caduta su una scena più che su un soggetto, ossia sono stato attirato da qualcosa che stava per accadere o che sarebbe accaduta di lì a poco. Nel mio occhio si sono composti il quadro, la finestra a sinistra e la scala a destra con i due signori che sembravano disorientati e scambiavano brevi parole (nota bene: se non ci fossero stati i due soggetti non mi sarei nemmeno soffermato a scattare). Così ho preso posizione componendo i tre rettangoli e ho cominciato a fare qualche fotografia, certo che avrei preso il momento giusto.

Tutto inizia nella prima foto, quella in alto a sinistra, e inizia a svilupparsi nelle successive. Già al secondo scatto cambio inquadratura, poi accade che i due soggetti cambiano posizione e istintivamente cambio posizione anche io, allargando l’inquadratura e restando sempre vigile osservatore. La scena si consuma in pochi secondi dallo sesto scatto in poi, con i due signori che ancora cambiano lentamente posizione.

In questa sequenza c’è sicuramente uno scatto buono, forse due, e sta ora a me decidere quale scegliere: tra tutte, le mie due preferite sono la 6 e la 11.

La 6 perché entrambi i soggetti sono voltati di spalle, con la donna intenta a guardare il quadro e l’uomo intento a guardare verso la scala dalla quale si intravede un soggetto in penombra.

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La 11 perché la donna è esattamente in mezzo a due figure contenute in due cornici: una, il quadro, in una cornice reale, l’altra, l’uomo, in una cornice fittizia creata dalla scala attraverso un gioco prospettico.

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Vedendole ora così, in grande, mi sento di dire che la mia preferita è la 6, per via di una regolarità di linee che mi piace di più. Tuttavia non scarterei a priori la 11.

Le altre fotografie della sequenza stanno raccontando esattamente la stessa cosa, ma in modo meno interessante. Sembrano quasi delle fotografie fatte un po’ a caso, che raccontano molto poco, se non di due signori davanti a un quadro. Quelle scelte, invece, lo fanno con una molta più forza e impatto dovuti all’inquadratura, alla posizione dei soggetti, alle relazioni che si creano tra i soggetti (le persone, il quadro, le cornici).

E voi quale avreste scelto?

PS: questo breve articolo non ha la pretesa di spiegare un argomento molto complesso e articolato come la scelta della fotografia. Per questo, se volete approfondire l’argomento, vi consiglio l’acquisto di un libro edito da Contrasto dal titolo “Magnum – La scelta della fotografia”

 

Written by Massimo Allegritti

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